Fordismo e postfordismo

Agosto 21, 2007 at 12:22 am | In lamda | 1 Comment

Lambda: Se Naxos e’ l’isola che simboleggia il fordismo, la grandeur, il capitalismo della fabbrica, con i suoi centomila noleggiatori di motorini in serie, il massiccio servizio quotidiano di navi e navette, il suo internet point con annessi biliardi e altri giochi da Mecca del Denaro, Skinoussa rappresenta, all’opposto, l’isola postfordista. Skinoussa ha pochi servizi, flessibili, centrati per i turisti. Non c’e’ niente di piu’ ne’ niente di meno di quanto serva. Tre minimarket, tre bar (vedi Wu Ming 2, “La legge dei tre bar”, in Guerra agli umani, Einaudi), un bancomat, un noleggio motorini.
I lavoratori dell’isola, quasi tutti molto piu’ che minorenni, sono impiegati di mattina al minimarket, il pomeriggio vanno al mare e la sera noleggiano motorini. Oppure si svegliano, vanno a farsi un tuffo, poi servono al ristorante della spiaggia, quindi risalgono al paese a vendere biglietti dei traghetti e finiscono la serata a farsi un biccherino di rakimelo (una grappa al miele che va’ di moda da queste parti e da cui dipende interamente la parte creativa di questo post).

Skinoussa e’ il postfordismo, il capitalismo cognitivo e fluttuante che permette alla signora del ristorante alla fine del villaggio di captare con diversi media (acustici, visivi, telefonici e telematici) tutte le notizie che interessano a chi – come noi – e’ alla ricerca di una camera per dormire.
La strategia di lavoro e di produzione di Skinoussa rappresenta alla perfezione quel toyotismo di cui tanto si conciona nei corridoi delle facolta’ di economia, ma che qui e’ palpabile, vero. Ogni persona che lavora a Skinoussa, a partire dalle due bambine di 10 anni che ci hanno venduto vari biglietti di traghetto, servito al tavolo di piu’ ristoranti, battuto scontrini in molteplici minimarket, in questa isola ha sublimato l’alienazione del capitalismo fordista, per approdare alla mite post-modernita’, dilettandosi con gioia nel proprio lavoro.
Ne e’ prova la passeggiata serale per il corso centrale di Skinoussa citta’: al centro, proprio davanti a quello che nella nostra italica societa’ novecentesca e’ ancora il totem, l’altare davanti al quale prostarsi (il bancomat) queste due ragazzine, insieme a tutte le altre del paese, vendono ridendo le loro creazioni e i loro disegni ai passanti, come facevo io, alla loro eta’. Ma la loro giornata e’ stata produttiva e divertente: dietro e davanti alla cassa, produttrici e consumatrici nell’arco di pochi minuti.

PS: A chi volesse appellarsi all’annosa questione del lavoro minorile e ai cosiddetti “diritti umani” consiglio una lettura di Slavoy Zizek.

1 Commento »

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  1. Smettetela. Andate a Kato Koufonissi. Non me lo fate ripetere, per favore. Portatevi dell’acqua.


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